Siracusa, 15 febbraio 2007
Il patrimonio culturale diffuso come opportunità di sviluppo locale.
Beni Culturali e sviluppo sostenibile nella provincia di Ragusa.

Il patrimonio culturale diffuso è quell’insieme di beni minori che si trovano dispersi in tutto il territorio, e fanno da contraltare ai grandi episodi monumentali quali il parco archeologico di Siracusa o la Villa di Piazza Armerina. Necropoli preistoriche, ruderi bizantini, chiesette rupestri, abitati in roccia, ma anche masserie e impianti artigianali tradizionali, ciascuna di queste strutture in sé non possiede un adeguato potenziale di richiamo, ma prese nel loro complesso esse non solo costituiscono la cifra stilistica del paesaggio ibleo ma possono acquisire anche un valore economico che è opportuno sfruttare nel modo migliore, senza stravolgere soprattutto la fisionomia delle comunità locali. Da qui la seconda parte del titolo: Beni culturali e sviluppo sostenibile.
Questa tavola rotonda nasce proprio dalla necessità che il progetto KASA, che ha tra i suoi scopi proprio la valorizzazione del patrimonio cosiddetto minore, giunto alla metà circa del proprio percorso, ha sentito di confrontarsi con operatori di diverso tipo e di diversa natura che lavorano nel campo del patrimonio culturale e sulle sue possibilità di utilizzazione per lo sviluppo locale: istituzioni pubbliche come i comuni, le province, associazioni come la Confindustria o la Federalberghi, una compagnia aerea come l’Air Malta, tour operator e agenzie di viaggio, e, last but not least, quelle associazioni che operano a livello locale nella ricettività, nella conoscenza del territorio, nella diffusione di questa conoscenza.
Gli incontri sono stati divisi in due parti: nella prima delle relazioni generali hanno portato il pubblico a conoscenza del progetto KASA ed esposto i risultati dell’analisi condotta sullo stato del turismo nella provincia. Nella seconda parte degli esperti del settore avviano la tavola rotonda fornendo spunti di dibattito.
Nel discorso di saluto, l’On. Fabio Granata ha ribadito quanto da sempre sostenuto, che ogni sito chiuso è un sito sottratto alla collettività, e che nel caso sarebbe auspicabile affidare la gestione dei siti all’università. Sulla stessa linea il Presidente del Consorzio Universitario Archimede, che ha ulteriormente ripreso l’idea di un affidamento all’Università della gestione dei beni, e sottolineato l’importanza di un progetto Italia_Malta in previsione dell’apertura dei mercati del Mediterraneo nel 2010.

Forniamo un breve riassunto degli interventi. Ringraziamo il dott. Cacopardo per avere consentito la pubblicazione del testo integrale 

Bellelli. L’obiettivo primario di questo lavoro è quello di descrivere la realtà turistica attuale della Sicilia e in particolare della  Provincia di Siracusa,  estrapolando il posizionamento strategico, i relativi punti di forza e di debolezza  ed il livello di interazione tra gli attori che operano nel settore turistico, in modo da essere da stimolo alla creazione di strategie e politiche di sviluppo sostenibile per un più razionale utilizzo delle strutture e delle risorse presenti sul territorio.
Le località marine rimangono i grandi attrattori del turismo in Sicilia anche se il turismo culturale gioca un ruolo non secondario e la Sicilia è, tra le regioni del Mezzogiorno, quella che attrae il maggior numero di turisti culturali. Nonostante ciò la stagionalità, viste le potenzialità culturali, climatiche ecc… di questa regione,  rimane comunque elevata, soprattutto negli attuali poli di attrazione turistici del Siracusano proprio per il fatto che in quest’area il peso del turismo culturale è ancora troppo contenuto.
Questo elaborato, pertanto, ha la finalità di mostrare e di presentare in maniera dettagliata la dinamica evolutiva del movimento turistico - alberghiero nel siracusano andando ad analizzare prevalentemente ciò che è stato riscontrato nell’arco di tempo 2001-2005. Inoltre, verranno approfonditi i concetti di stagionalità e di bassa stagione al fine di elaborare un’offerta completa capace di superare o limitare le attuali rigidità della stagionalità che così com’è mortifica le potenzialità dell’offerta siracusana e  isolana.
Dall’analisi del grafico evince che nonostante il numero dei turisti, nel periodo 2001-2005, sia complessivamente cresciuto, il fenomeno della stagionalità è rimasto costate. L’aumento del flusso turistico nella provincia è legato quasi esclusivamente a un turismo nazionale poco incline, a differenza di quello straniero, a scegliere come periodo vacanziero quello non prettamente estivo.
Da un punto di vista metodologico il lavoro è suddiviso in tre parti:
la prima parte analizza la domanda turistica nel siracusano: si esaminano i flussi di arrivi e la permanenza, Provinciali e Regionali. Si approfondiscono le caratteristiche del turista e le motivazioni che inducono gli ospiti a scegliere o non il capoluogo Siciliano come meta vacanziera.
A livello provinciale, il turismo proveniente dal resto dell’Italia è generato soprattutto da Campania, Lazio e Lombardia, mentre le quote prevalenti di turismo straniero sono francesi, tedesche, spagnole e statunitensi; quest’ultima quota è però sostenuta in gran pare dal ritorno degli emigrati. L’insularità ed i livelli medi di reddito familiare fanno sì che una quota consistente del turismo siracusano sia generato all’interno della stessa isola: il turismo interno rappresenta, nel 2005, il 44% del totale dei turisti. Se da un lato ciò è positivo, in quanto comporta un saldo turistico attivo per Siracusa e per la Sicilia in generale, dall’altro comporta una spesa media sostanzialmente bassa che non contribuisce all’attivazione di processi endogeni di crescita dell’offerta e della sua qualità. Le caratteristiche della domanda determinano anche una permanenza media relativamente bassa, 3,26 giorni: inferiore di circa un giorno rispetto alla media italiana.
La seconda parte mette al centro dell’attenzione le caratteristiche del turismo culturale: si analizza la domanda e l’offerta  e il gap creatosi tra questi due elementi del mercato turistico isolano. Segue un’analisi di come è veicolata l’immagine del territorio in questione all’estero, sulla base di articoli e considerazioni apparsi su depliant, guide turistiche e testate giornalistiche nonché da studi effettuati negli ultimi anni dalla Doxa e dalla Mercury. Si indicano i punti di forza e di debolezza dell’immagine della Provincia di Siracusa e si propongono alcuni spunti per rafforzarla agli occhi del potenziale target.
L’offerta culturale, intesa in senso ampio, mostra la presenza a livello regionale e provinciale di un ricco patrimonio, museale archeologico e naturale con alte potenzialità di crescita associate ad una loro offerta integrata. La dotazione di parchi archeologici è nel siracusano superiore alla media nazionale e di assoluto rilievo anche se confrontata con la media europea. Ciò nonostante in termini di capacità di attrazione e spesa (numero di visitatori per museo e spesa media per visitatore) la stessa Siracusa mostra valori nettamente al di sotto di quelli rilevati ai poli culturali di pari importanza.
Le caratteristiche del turismo (prevalenza della motivazione balneare e alto peso della quota infraregionale), la relativa scarsa promozione ed i ritardi nelle politiche di offerta dei “servizi di accoglienza museale” sono all’origine della debole correlazione tra presenze turistiche e flussi di visite ai musei ed ai parchi archeologici. Ancora più debole è questa correlazione a livello comunale. In altri termini, l’offerta culturale non attrae quote significative di turisti e, inoltre, non contribuisce ad accrescerne la permanenza media.
Analizzando l’immagine del territorio, in sintesi, si può dire che la scarsa notorietà della Sicilia, che non è ancora entrata nei grandi circuiti turistici internazionali, non è letta dagli operatori del settore come un punto di debolezza perché può essere, al contrario, un elemento di interesse per il visitatore straniero. Gli aspetti negativi sono collegati, invece, alla scarsa presenza di infrastrutture nel territorio (strade, ferrovie e collegamenti aerei) e alla mancanza di servizi ricettivi adeguati a una clientela internazionale, ma anche e soprattutto nella mancanza di sostegno da parte degli Enti e delle autorità regionali locali, soprattutto per le attività promozionali che difficilmente rispondono alle richieste degli operatori interessati ad avere più cataloghi, maggiori informazioni e, soprattutto, una promozione congiunta.
Questo gap che si verifica tra immagine e fruizione è determinato sia dagli assetti organizzativi della domanda sia da alcune difficoltà di tipo strutturale che ad esempio agiscono nel campo dei trasporti. Una determinata area può, sotto determinati aspetti, essere “marketizzata”, cioè orientata verso uno sviluppo di strategie di marketing territoriale, alla stregua di qualsiasi altro bene da collocare sul mercato, per consentire ad un determinato territorio l’estensione dei principi di qualità, prezzo, immagine e promozione. L’elemento “immagine” è forse quello che contribuisce, spesso in modo decisivo, a determinare il successo o l’insuccesso turistico di un luogo, tanto da costituire fonte di importanti vantaggi competitivi.
Lo sviluppo del turismo siracusano e non solo sembrerebbe strettamente connesso alla capacità degli attori coinvolti nel processo di crescita di porre in essere azioni certe e credibili.
La credibilità però richiede in primo luogo la capacità (e la volontà) di promuovere un rapporto più coerente e consapevole con il territorio, l’abilità cioè di sostenere uno sviluppo non già plasmato sulla falsariga di modelli importati dal Nord, distanti per storia, valori e tradizioni, bensì alimentato dal patrimonio di cultura ed idee locali. È forse questa la prima via da percorrere per avviare un processo di sviluppo stabile, autonomo e sostenibile.

Cafeo. Apro la discussione con alcuni spunti che sono scaturiti anche da quanto detto nel corso delle precedenti relazioni. Bisogna restituire innanzitutto a ciascuno i proprio ruoli: l’Azienda Provinciale per l’incremento turistico dovrebbe limitarsi a dare delle indicazioni che poi il politico dovrebbe mettere in atto, indirizzare i comuni, ma in questo processo si verificano difficoltà di comunicazione e incapacità ad una vera e propria interazione dovute ad una tendenza all’autonomia da parte dei diversi attori. In secondo luogo, il bene culturale non è una risorsa di per sé, può diventarlo, ma non basta avere il territorio ricco di beni culturali perché questi diventino fonte di ricchezza economica. Lo dimostra proprio il confronto con Malta, la differenza non è nella quantità di patrimonio culturale, ma nella struttura, Malta ha i casinò e una vita nottura che la Sicilia non possiede. Terzo, nel discorso introduttivo il Presidente del Consorzio Universitario, dott. Baio, ha suggerito l’affidamento all’Università della gestione di alcuni beni o servizi; non sono d’accordo, l’Università ha il compito di formare e programmare, ma la gestione deve spettare al privato. Quarto, è stato rilevato dalla dott. Bellelli il problema della formazione delle guide turistiche, bisogna aggiungere la necessità di una diversificazione di questo servizio, non si può solo pensare alla guida per gruppi, ma anche alla guida per famiglie. Quinto, è stato istituito il megadistretto turistico della Sicilia orientale, ma che senso ha mettere insieme realtà territoriali così diverse come l’area messinese, quella etnea e quella del Sud-Est? Infine, voglio attirare l’attenzione su alcune proposte concrete che sono state fatte, come quella di promuovere le gite scolastiche all’interno della Sicilia, promettendo ai comuni l’organizzazione di eventi appositi quando si fosse raggiunto un numero minimo di presenza.

Corso. Riprendendo la relazione della dott. Bellelli ne condivide l’analisi delle carenze che si riscontrano a diversi livelli nell’organizzazione turistica siciliana. Sottolinea l’assenza di grandi strutture e riprende la proposta del Presidente del consorzio Universitario Archimede di affidare all’Università la gestione di alcune di queste strutture.

Cacopardo. In questo mio intervento, che vuole concentrarsi su uno dei temi che i lavori di questo incontro hanno posto alla nostra attenzione: il turismo culturale, vorrei iniziare con una premessa  di ordine concettuale e metodologico che a me sembra fondamentale.
La premessa è questa: la sola presenza di beni naturali e culturali non costituisce di per se un prodotto turistico a valenza economica. La connessione tra risorse naturali e culturali e redditività turistica è data in modo esclusivo dalle modalità di trasformazione delle risorse disponibili.
Dunque parlare di turismo culturale significa parlare innanzitutto e primariamente della capacità che un sistema territoriale dimostra nel saper trasformare i beni culturali in suo possesso in prodotto turistico a valenza economica. Credo che questa sottolineatura non sia di poco conto soprattutto per la nostra realtà territoriale provinciale, nel momento in cui celebriamo, con soddisfazione, il privilegio di vantare ben quattro siti iscritti nella lista UNESCO dei beni patrimonio dell’umanità.
Cos’è che permette la trasformazione dei beni culturali in   prodotto turistico? Cos’è, cioè, che permette ad un territorio di trarre dalla presenza  e dalla ricchezza di un grande patrimonio artistico-culturale  un “vantaggio competitivo”, una marcia in più per il suo sistema socio-economico attraverso lo sviluppo del settore turistico legato proprio ai beni culturali?
Una prima possibile e fondamentale risposta è: sono le attrezzature sussidiarie, quelle cioè che completano i servizi di base di una località e che  rendono particolarmente attraente per il turista quella località. Quando si parla di attrezzature sussidiarie ci si riferisce a cose molto concrete. Vale a dire a un sistema di servizi pubblici e privati che consiste di: strade a scorrimento, rete per la ristorazione, luoghi di svago e aree verdi, manifestazioni culturali e quant’altro può rendere piacevole un soggiorno.
Una cosa è certa: lo sviluppo del turismo di una provincia è sempre più collegato alla crescita, qualitativa e quantitativa, del proprio sistema territoriale, cioè della rete dei servizi disponibili per le famiglie residenti e successivamente fruibili anche dai non residenti.
Dobbiamo prendere coscienza che l’offerta turistica di un territorio è sempre una sintesi di sistema, cioè il risultato della convergenza di una molteplicità di attori, pubblici e privati, e di una molteplicità di sevizi. La filiera dell’offerta turistica si compone delle aziende ricettive (strutture alberghiere ed extra alberghiere), delle imprese di trasporto e di molti altri prodotti e servizi che il turista richiede durante il proprio viaggio e la permanenza in una determinata località. Tra questi servizi vanno annoverati, per esempio, anche quelli connessi in modo specifico alla fruizione di beni culturali: gli orari di apertura dei siti archeologici e dei musei, i servizi di accoglienza offerti ( disponibilità dei servizi igienici, disponibilità di servizi di ristorazione e bar, librerie e negozi specializzati all’interno dei siti).
L’ideale è senza dubbio il raggiungimento di una coscienza comune da parte di tutti gli attori che nella località, ognuno con la propria funzione e attività, entrano in contatto con il turista. Così come è senza dubbio fondamentale la condivisione di obiettivi, strategie e strumenti dai quali dipende il successo turistico di un’ area.
Siracusa e la sua provincia rientra, a ragione, tra le località classificate come “La grande opportunità”. La caratteristica di queste località è la seguente: presentano una offerta culturale molto elevata che non è tuttavia supportata da  adeguati servizi di ausilio. Si tratta di città che sembrano voler tenere per se le proprie ricchezze e dovrebbero invece aprirsi al mondo, impostare una politica dell’ospitalità, uno stile dell’accoglienza fondati sull’efficienza e sulla qualità, tanto da renderli tratti distintivi.
Se guardiamo a quanto è accaduto nella nostra provincia almeno negli ultimi due decenni possiamo con ragione cogliere elementi di ottimismo per le cose fatte, ma soprattutto per la direzione intrapresa. C’è comunque forte la consapevolezza che ancora molto resta da fare.
In particolare ora che la ricchezza culturale del nostro territorio ha avuto il massimo riconoscimento mondiale con ben quattro siti, Siracusa, Palazzolo, Noto, Pantalica, dichiarati patrimonio dell’umanità, è nostro compito costruire le condizioni perché questa straordinaria presenza di beni culturali produca quel vantaggio competitivo di cui prima parlavamo.
Come fare?  Mi permetto di proporre alcune idee che sottopongo alla vostra riflessione:

  1. la difesa dell’integrità del territorio;
  2. la qualità della vita e dei servizi collettivi;
  3. la sostenibilità dell’offerta turistica in termini di rapporto coerente prezzo/qualità (e non qualità/prezzo);
  4. superare la marginalità geografica;
  5. una comunicazione e promozione adeguata.

La nuova Legge regionale sul turismo è sicuramente uno strumento importante di cui ora possiamo disporre per operare nella direzione dei punti sopra elencati. In particolari i Distretti turistici che la Legge contempla, se opportunamente costituiti e gestiti, potranno diventare il motore propulsore di una  offerta turistico-culturale integrata e omogenea, capace di valorizzare non solo i grandi centri o i beni culturali maggiori e più noti, ma anche i centri minori e  non per questo meno ricchi di risorse culturali (penso alla nostra zona montana ricca di giacimenti culturali di tipo etnologico o enogastronomico).
Insomma credo che la direzione verso la quale muoverci per far crescere il nostro turismo, che vuole essere, e  su questo siamo ormai tutti concordi, soprattutto un turismo culturale, sia quella di lavorare per costruire un turismo con tre caratteristiche distintive: turismo sostenibile; turismo endogeno; turismo diffuso.
Un turismo è sostenibile quando è in armonia con le caratteristiche fisiche e ambientali di un’area; quando è in sintonia con le qualità paesaggistiche di quell’ area, in riferimento al rapporto armonico che si deve mantenere tra paesaggio preesistente ed infrastrutture e strutture turistiche; è sostenibile, infine, quando garantisce l’armonia dei rapporti tra residenti e turisti e fra turisti stessi, evitando fenomeni di incompatibilità dovuti al sovraffollamento ed alla saturazione.
Un turismo endogeno è tale quando l’ideazione e la progettazione di infrastrutture e strutture turistiche sono saldamente gestite dai decisori e dai cittadini residenti nell’area.
Un turismo è diffuso quando attraverso una localizzazione omogenea sul territorio di strutture e infrastrutture turistiche si evitano fenomeni di concentrazione delle strutture turistiche e dei flussi turistici. Ancora: un turismo è diffuso quando si realizza una adeguata valorizzazione anche del patrimonio culturale cosiddetto “minore”, per esempio nel nostro territorio: le chiese rupestri; le torri saracene di avvistamento; le tonnare; le neviere della zona montana.
Come stiamo in merito a questi tre parametri nella nostra provincia?
Forse sulla prima caratteristica, la sostenibilità, possiamo ritenerci abbastanza soddisfatti, anche se occorre vigilare molto in questa direzione per non lasciarsi andare alla logica dei mega insediamenti turistici che mettono sicuramente in crisi la sostenibilità territoriale dello sviluppo turistico.
Sugli altri due parametri, la capacità di sviluppo endogeno del nostro turismo e la sua diffusione omogenea sul territorio, siamo sicuramente in difetto.
Ma se vogliamo costruire un vero, stabile e strutturale sviluppo turistico, con al centro le risorse culturali della nostra provincia, dobbiamo impegnarci molto perché tutti e tre i parametri di cui si parlava: sostenibilità, capacità endogena e diffusione omogenea sul territorio della provincia, risultino in positivo.
Permettetemi di concludere con una citazione che a me da il sapore vero del viaggio,  del turismo. E’ tratta da un testo di Duccio Canestrini, intitolato “ Non sparate sul turista”:
“ Se il viaggio si è ammalato di cattivo turismo, di turismo blindato in nome della sicurezza, ebbene può guarire solo aprendosi al mondo. Alla fine è una questione di qualità del turismo, ma di una qualità che non sta soltanto nel paesaggio presunto  incontaminato, nella raffinatezza delle cibarie, o nel numero di stelle offerte dagli   hotel…La qualità della vita e del turismo sta nei rapporti umani. Nella verità degli   incontri, nella crescita interiore, a contatto con la natura e con le persone. La qualità e la gioia nonostante tutte le difficoltà stanno nello scambio di esperienze e nella fiducia…   Perché infine siamo tutti misteriosi viaggiatori in orbita sullo stesso pianeta.”

La discussione. Gli interventi successivi nella tavola rotonda hanno ripreso le indicazioni sopra fornite, confermando il problema delle carenze anche infrastrutturali, dalle strade alla segnaletica ai servizi (dott. Castello). Il CAI di Siracusa (sig. Giannetto) ha richiamato l’attenzione sul patrimonio già censito di sentieri, e quindi sulla opportunità che i progetti non si sovrappongano, ma si integrino, utilizzando le conoscenze già acquisite. La società Allakatalla (dott. Arato) ha raccontato la propria esperienza, dal successo iniziale nel proporre itinerari sconosciuti, al riconoscimento successivo della necessità di integrare questi itinerari minori con mete maggiori inevitabilmente richieste dal turista, quali Siracusa, Taormina, Piazza Armerina. Il rappresentante dell’associazione degli studenti, le Aquile di Prometeo, sig. Leggio, ha infine chiesto quale possa essere il ruolo degli studenti del corso di laurea in scienze dei Beni Culturali in questi progetti di sviluppo. La discussione, protrattasi fino alle 20,45.

Scarica locandinaScarica la locandina del convegno

 

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