Scicli, 9 febbraio 2007
Il patrimonio culturale diffuso come opportunità di sviluppo local.
Beni Culturali e sviluppo sostenibile nella provincia di Ragusa.

** Si ringrazia il Comune di Scicli e in particolare l’assessore Bartolo Lorefice per il contributo fattivo dato all’organizzazione di questo incontro, e il dott. Gino Savarino per l’apporto logistico.

Il patrimonio culturale diffuso è quell’insieme di beni minori che si trovano dispersi in tutto il territorio, e fanno da contraltare ai grandi episodi monumentali quali il parco archeologico di Siracusa o la Villa di Piazza Armerina. Necropoli preistoriche, ruderi bizantini, chiesette rupestri, abitati in roccia, ma anche masserie e impianti artigianali tradizionali, ciascuna di queste strutture in sé non possiede un adeguato potenziale di richiamo, ma prese nel loro complesso esse non solo costituiscono la cifra stilistica del paesaggio ibleo ma possono acquisire anche un valore economico che è opportuno sfruttare nel modo migliore, senza stravolgere soprattutto la fisionomia delle comunità locali. Da qui la seconda parte del titolo: Beni culturali e sviluppo sostenibile.
Questa tavola rotonda nasce proprio dalla necessità che il progetto KASA, che ha tra i suoi scopi proprio la valorizzazione del patrimonio cosiddetto minore, giunto alla metà circa del proprio percorso, ha sentito di confrontarsi con operatori di diverso tipo e di diversa natura che lavorano nel campo del patrimonio culturale e sulle sue possibilità di utilizzazione per lo sviluppo locale: istituzioni pubbliche come i comuni, le province, associazioni come la Confindustria o la Federalberghi, una compagnia aerea come l’Air Malta, tour operator e agenzie di viaggio, e, last but not least, quelle associazioni che operano a livello locale nella ricettività, nella conoscenza del territorio, nella diffusione di questa conoscenza.
Gli incontri sono stati divisi in due parti: nella prima delle relazioni generali hanno portato il pubblico a conoscenza del progetto KASA ed esposto i risultati dell’analisi condotta sullo stato del turismo nella provincia. Nella seconda parte degli esperti del settore avviano la tavola rotonda fornendo spunti di dibattito.

Forniamo un breve riassunto degli interventi

Recca. Il fenomeno Malta. Il titolo della relazione allude alla rapida trasformazione che l’isola di Malta ha subito negli ultimi 15 anni e che è stata vissuta in prima persona dall’oratore. Il momento di svolta è il 1964, quando Malta diventa indipendente e viene meno la ragione della presenza della guarnigione britannica che con i suoi 50.000 uomini e i cantieri navali costituiva la principale risorsa economica. L’ultimo soldato inglese abbandona l’isola nel 1988. In mancanza di materie prime, Malta decide di far fronte alla nuova situazione stipulando un accordo con la Cina per l’uso dei cantieri navali, sfruttando l’industria di trasformazione ma soprattutto puntando sul turismo: nel 1985 nasce Air Malta che è stata la chiave di volta del turismo maltese; nello stesso anno viene introdotto un ente del turismo. Lo sviluppo diventa vertiginoso: dal 1988 ad oggi gli hotel sono passati da 25 a 12.500, le presenze da 200.000 a 1.200.000. La chiave per interpretare questo fenomeno è data dallo snellimento burocratico, che consente tempi rapidissimi per chi voglia aprire una attività, e come è stato detto, da Air Malta.

Bisazza. Solo poche osservazioni per lasciare spazio al dibattito. La prima, il turista oggi viene a Ragusa per il mare, il turismo è solo un optional. Bisogna pertanto insegnare alla gente a parlare di cultura, e cercare di allargare gli orizzonti al di là del quartiere barocco. La seconda, si è parlato di evitare il turismo di massa, ma qui il turismo di massa non c’è assolutamente. La terza, non si è parlato di una forma di turismo molto importante, quello marino; mancano degli approdi, o per lo meno, a Malta funzionano molto meglio che da noi.

Comisso. Rappresento la categoria degli operatori economici, ed ho una serie di osservazioni da fare. Innanzitutto, una scarsa rappresentanza di questi operatori tra gli enti pubblici: perché nessun albergatore è presente, per esempio, nel Consiglio di Amministrazione dell’APT? Secondo, è vero, come ha detto Recca, che lo sviluppo del turismo a Malta è legato all’Air Malta. Terzo, turismo di massa e turismo di nicchia, non vedo perché bisogna demonizzare il turismo di massa; in qualità di albergatore il mio obiettivo è riempire il mio albergo, quindi richiamare quante più persone possibili, senza ovviamente stravolgere la fisionomia del luogo. Quarto, lo sviluppo della recezione alberghiera in questi anni è stato troppo spesso spontaneo, in attesa del turista, mentre un albergo dovrebbero invece nascere sulla base di una progettualità in funzione dei tour operator.

Nel dibattito che è seguito, i diversi interlocutori hanno portato le loro esperienze, dimostrando l’esistenza di una serie di realtà che di fatto operano nell’ambito di percorsi alternativi o di nicchia (Etnos, Esplorambiente); ma sono state indicate anche alcune carenze. Prime fra tutte, quella di un maggiore coordinamento da parte delle istituzioni (Tomasello, Portelli, Ficili); quindi l’opportunità di non affastellari progetti su progetti e cercare strade nuove, ma potenziare al massimo l’esistente. Da parte delle istituzioni, tuttavia, si è notato come ogni tentativo di coordinamento si scontri con una sostanziale competitività che sembra escludere la collaborazione (intervento del Sindaco di Scicli, Falla, e del dott. Bisazza). Un argomento vivace di discussione ha riguardato la possibilità di una effettiva cooperazione tra stati diversi o tra province diverse per il turismo, con interventi che hanno messo fortemente in dubbio la disponibilità da parte di una provincia o di uno stato di rinunciare ad una fetta del proprio turismo a vantaggio di altri, e posizioni più ottimistiche che intravedono invece la possibilità di un effetto moltiplicatore che porterebbe beneficio a tutti i partners di un programma di collaborazione. La discussione si è dunque conclusa oscillando tra un moderato ottimismo (Bisazza) ed un moderato pessimismo (Tomasello) con un invito da parte del dott. Bisazza a stringere i tempi: le analisi economiche e i progetti richiedono tempo, ma intanto Libia, Marocco e Tunisia stanno entrando prepotentemente nel mercato.

Scarica locandinaScarica la locandina del convegno

 

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